LA FESTA DEL SOCCORSO 


La Storia

La festa patronale in onore di Maria SS. del Soccorso è per la città di San Severo ( Fg )  uno dei momenti annuali più importanti che da più di un secolo coinvolge la cittadina tutta, in moltissimi eventi durante tutto il mese di Maggio, diventando così motivo di turismo e punto di riferimento per il Folklore Pugliese.

Principalmente la festa si svolge durante il terzo Sabato, Domenica e Lunedì di Maggio ed è caratterizzata da due sontuose processioni scandite dalle fragorose batterie pirotecniche, dette anche fuochi, incendiate negli oltre venti rioni al passaggio dei sacri cortei.

 

La prima  “ Festa del Soccorso ”  risale al 1858, l'anno seguente l'istituzione del patronato della Madonna Nera, anche se in realtà, essa, non è altro che la trasformazione della festa patronale di San Severo Vescovo.

 

Prima del Settecento, l'unica festa patronale è quella di San Severino Abate, successivamente nel primo quarto del Settecento nacque la festa di

San Severo Vescovo che fu subito caratterizzata da una processione, prima il 30 aprile, poi la domenica seguente.

Nel corteo si recava non un'immagine del santo ma una reliquia: dapprima, in mancanza d'una del santo vescovo, quella di un omonimo martire, in seguito una reliquia del patrono.

Nel 1834 fu realizzata la statua del santo e questa prese il posto della reliquia.

Nel 1853 la Confraternita del Soccorso ottenne dal vescovo e dal capitolo della cattedrale che la statua della Madonna Nera, festeggiata la domenica in albis

( con processione dal 1811 ), fosse portata in processione con quella di San Severo, così la festa di quest'ultimo divenne quella della Vergine del Soccorso.

 

Quando, nel 1857 la Madonna fu eletta protettrice principale, i festeggiamenti di Maggio diventarono quelli patronali per eccellenza, anche in considerazione del momentaneo decadimento del culto di San Severino, declassato alla metà del secolo a patrono secondario.

Nel 1858 la prima festa si svolse dal 29 Aprile al 2 Maggio.

Il primo giorno, salutato da spari, la statua della Madonna fu portata nella cattedrale, per l'occasione abbellita all'esterno e all'interno.

Il 30 aprile, ancora annunciato da botti, la città brillò delle luci delle luminarie.

Il giorno seguente, nuova festa liturgica della patrona, si distinse per «lo sparo più frequente e prolungato di masti e di artificiali batterie, la celebrazione di numerose Messe, il Pontificale dell'Eccellentissimo Vescovo assistito da tutto il Clero, e reso più augusto dalla Tribuna istrumentale ed orale, e la Panegirica Orazione».

 

 Il 2 maggio, infine, la statua della Vergine fu portata in processione, con a sinistra quella di San Severo e preceduta da 22 simulacri di santi, parteciparono le confraternite, i seminaristi, il clero, il vescovo e le autorità.

Sul programma si legge: Nel corso che farà il religioso corteo le prodigiose Statue di Nostra principal Padrona Maria Vergine, e del Nostro Protettore poseranno sopra due altari predisposti sino a che la grata pietà sciolga il voto delle oblazioni, e si consumino i preparati fuochi artificiali», ossia le batterie, segno di gioia e offerta votiva per la Vergine e i santi.

 

Nel 1908, ripristinato il patronato principale di San Severino, nella processione patronale di Maggio la sua statua prese il posto alla sinistra della Madonna, passando quella di San Severo alla destra.

Col tempo la festa ha cambiato data, dalla prima passando alla terza Domenica di maggio.

Nel 1963 la solennità della patrona è stata spostata all'8 Maggio, anniversario dell'incoronazione del 1937.

 

Attualmente la Festa del Soccorso è ogni anno in continua evoluzione mantenendo le tradizioni religiose e popolari. 


La Festa ... Oggi ! 

Nel mese di Gennaio l’Arciconfraternita Maria SS. del Soccorso forma un Comitato Festa, avente il compito di gestire la questua cittadina e organizzare i vari festeggiamenti.

Insieme al Comitato partecipano all’organizzazione degli eventi anche l’Associazione “ Pro Civitate ”,

l’ associazione “ Pro Loco ” e l’associazione “ Terra dei Fuochi ”, ognuna avente un compito preciso all’interno dei festeggiamenti.

 

Durante il mese di Aprile è possibile vedere le ditte di luminarie a lavoro per illuminare le vie principali della città e del centro storico, mentre la Cattedrale chiude al pubblico, per iniziare la costruzione del maestoso addobbo che ,dalla prima Domenica di Maggio fino al Lunedì di festa, ospiterà i simulacri dei Santi Patroni.

Ultimamente il mese di Aprile è caratterizzato da un altro evento di elevata importanza per i sanseveresi, infatti una sera del mese subito dopo la celebrazione eucaristica, nel santuario, si procede con la discesa del simulacro di Maria SS. del Soccorso per la cerimonia della vestizione.

Questo rito per moltissimi anni si è celebrato il Sabato della festa, dopo mezzogiorno, ma da alcuni anni si è scelto di lasciare al Sabato solo il cambio delle Corone e degli Ori.

Durante tutto il mese, quando la festa piano piano prende forma nelle polveriere delle rinomate ditte pirotecniche sanseveresi, nasce quello che è il cuore folkloristico e profano della festa : Le Batterie.

 

Dai primi giorni del mese di Maggio si respira in tutta la città l’aria di festa tanto attesa.

La prima Domenica di Maggio rappresenta l’inizio vero e proprio dei festeggiamenti, infatti il simulacro di Maria SS. del Soccorso e quello di San Severino Abate sono condotti, con un itinerario che varia di anno in anno, nella cattedrale dove è già presente il simulacro di San Severo Vescovo.

La processione ha inizio dalla chiesa di San Severino con l’omonimo simulacro che recatosi dinanzi il Santuario di Maria SS. del Soccorso attende l’uscita della Patrona per una Peregrinatio Mariana.

In tempi passati la Domenica che precede la prima di Maggio, la statua della Vergine si recava in processione presso una parrocchia, diversa di anno in anno, e li stazionava una settimana, per poi procedere al cammino presso la Cattedrale.

La cattedrale è per l'occasione riccamente addobbata stoffe di seta e velluto e i simulacri dei tre patroni sono collocati sull'altare maggiore, all'interno di un grandioso altare, ogni anno diverso.

Questo giorno rappresenta anche l’accensione delle luminarie nel centro storico che resteranno accese per tutto il mese di Maggio.

E’ proprio in cattedrale, l’8 Maggio,  si celebra un solenne pontificale alla presenza delle autorità religiose, civili e militari.

Durante tutto il periodo che va dalla prima Domenica di Maggio fino al Sabato di festa, una lunga fila di fedeli ogni giorno porge omaggio ai Patroni con preghiere, fiori e canti.

Oltre agli eventi religiosi anche eventi profani rendono sempre più ricco il programma festivo di Maggio.

Infatti è tradizione che la Domenica precedente quella di festa si incendi una Batteria come apertura del Palio delle Batterie, evento che caratterizza l’aspetto profano e folkloristico della Festa del Soccorso.

Solitamente questo avviene all’interno del rione vincitore  dell’anno precedente.

Mentre il venerdì precedente il week end di festa la città ricorda la venuta di Carlo V a San Severo con un grandioso corteo storico che anima le vie principali della città, con le luminarie che fanno da cornice e annunciano ufficialmente l’apertura della Festa Patronale.

Alla vigilia della terza Domenica, il Sabato di festa, al mezzogiorno, si calano dall'apparato le statue dei patroni e si accomodano le loro ricche vesti, l'effigie della Vergine è ornata delle corone auree e dei gioielli più preziosi custoditi nel Tesoro del Santuario, quindi, i tre simualcri sono sistemati su fercoli processionali in legno dorato ( molto più fastosi rispetto a quelli usati per la processione della prima Domenica ).

Nel Pomeriggio si celebra un altro solenne pontificale all'aperto, in Piazza Incoronazione, con il simulacro di Maria SS. del Soccorso che, una volta concluso il rito, ritorna in cattedrale accompagnato dai simulacri dell'Angelo Custode e dei santi arcangeli Raffaele, Gabriele e Michele, provenienti dal Santuario della Madonna.

 

La Domenica, giorno principale dei festeggiamenti, alle ore dieci, prende avvio la Solenne Processione.

Vi partecipano il vescovo e il clero diocesano, l'Arciconfraternita del Soccorso (riconoscibile dalle mozzette celesti foderate di rosso), la Pia Associazione di San Severino (mozzette gialle foderate di rosso), il Gruppo di San Severo Vescovo (mozzette rosse foderate di giallo) e degli Angeli (mozzette celesti foderate di bianco), quindi le autorità civili e militari. La processione è aperta dallo stendardo dell’Arciconfraternita del Soccorso, seguito dalle statue dei quattro Angeli e da quelle dei tre patroni; il simulacro della Madonna, al centro, chiude il corteo, seguito da un grande baldacchino in seta bianca ricamata in oro, sorretto da otto aste piumate, e dai gonfaloni della città, della provincia e dei comuni ospiti, due bande musicali si alternano in coda al sacro corteo, suonando incessantemente.

Se alla processione prendono parte altri simulacri (come in antico, quando si superava abitualmente il numero di trenta statue in corteo), essi prendono posto prima degli Angeli e la processione prende il nome “ del Paradiso ”.

Dopo aver percorso un breve tragitto all'interno del borgo antico, la processione, che dura mediamente oltre sei ore, percorre l'intero "Giro Esterno", il lungo anello viario corrispondente alla scomparsa cinta muraria medievale, per poi far rientro nella cattedrale.

La processione del lunedì è un po' meno ricca: le autorità civili e religiose non vi prendono parte, mentre le statue dei quattro Angeli fanno autonomamente ritorno al Santuario della Madonna prima che abbia inizio il sacro corteo. Esso comprende, quindi, i simulacri dei soli tre patroni (la statua di San Severo partecipa alla processione del lunedì solo dagli anni novanta del Novecento), preceduti dallo stendardo dell'Arciconfraternita e seguiti dal baldacchino e da due bande musicali.

In compenso, l'itinerario è più lungo.

Al termine del tragitto, che fuori del borgo antico percorre corso Garibaldi, via Masselli, via don Minzoni, viale Matteotti, piazza Incoronazione, via Ergizio e via Soccorso, la statua della Madonna rientra nel suo Santuario, mentre i simulacri dei due santi patroni le fanno corteggio ai lati del portale.

Rientrata l'effigie della Vergine, quelle di San Severino e San Severo proseguono insieme fino alla cattedrale, dove fa rientro il simulacro del Santo vescovo.

L'ultimo tratto della processione, infine, coincide col gioioso ritorno della statua di san Severino alla propria chiesa, accompagnata dalla folla plaudente al suono di marce bandistiche particolarmente briose.

I festeggiamenti esterni si susseguono in questi tre giorni, anche se da alcuni anni sono stati estesi fino al mercoledì successivo, data la quantità di eventi in città.

Ogni via è sempre in festa con concerti musicali e bandistici, mostre, eventi vari e, soprattutto, spettacoli pirotecnici.

Infatti sono loro i principali eventi che attirano a San Severo appassionati e curiosi.

Si inizia il Sabato sera con la prima parte del “ Festival Nazionale Fuochi Pirotecnici e Batterie alla Bolognese ”, organizzato dall’Associazione Terra dei Fuochi, che mette in scena grandiosi spettacoli pirotecnici tradizionali e non.

Mentre per la seconda parte, quella delle Batterie, bisogna aspettare il Martedì sera.

La Domenica ed il Lunedì durante le processioni si svolge il “ Palio delle Batterie Lungo i Percorsi Processionali”, organizzato dall’Associazione Pro Civitate, dove 20 Rioni si sfidano a suon di batterie, in una gara simbolica, volta ad onorare il passaggio della Vergine nei rioni cittadini.

Altri eventi serali di grande rilievo sono il “ Piromusicale ” ed il “ Palio delle Batterie Serali ” entrambi organizzati dall’Associazione Turistica Pro Loco.

Numerose sono anche le varie batterie organizzate da devoti che nelle varie sere di festa, si aggiungono al ricchissimo programma civile.

 

Ma cosa sono queste “ Batterie ”?

 

Le "Batterie", note anche col nome di "fuochi", sono sequenze di esplosioni di diversa intensità, ad altezza uomo, che colorano le maggiori feste della capitanata.

Principalmente abbiamo quelle alla “ Sanseverese ” dove è assente il colore, e quelle alla “ Bolognese ” eseguite principalmente nelle ore notturne e ricche di colore e giochi di luce.

Una Batteria rispetta di solito un ordine di esplosione.

Aprono lo spettacolo le " Rotelle ", isolati giochi di luce e rumore, segue la "Batteria" propriamente detta, una lunga miccia che, bruciando, fa esplodere botti in ritmica successione (a una serie di colpi ordinari corrisponde uno scoppio più forte, la "risposta", e ogni tre risposte deflagra la "quinta", un botto più violento), intervallata da bengala, mortaretti, fontane, accelerazioni delle risposte e variazioni del ritmo,

il tutto in crescendo verso l'ultima sezione del fuoco, il "finale" (o "scappata"), velocissimo e fortemente ritmato, che aumenta fino all'ultima grande detonazione.

 

L'esorcizzante culto dello scoppio delle batterie, caratterizza le feste sanseveresi almeno dall'età barocca. La prima testimonianza del fenomeno è un documento del 1707, in cui spicca l'invito rivolto dal clero parrocchiale di San Severino alla congregazione dei Morti al fine di «sollennizzare la festa di essa Santissima Pietà nell'ultima Domenica di Maggio “ co' ogni pompa possibile per maggior' aumento, e devotione di essa Santissima Vergine, con sparatorii ”.

 

Un primo esplicito riferimento documentario all'incendio di batterie nel corso di una processione è del 1748, in quell'anno diversi sacerdoti ottengono, dopo una lunga causa, l'ammissione nei capitoli parrocchiali come "partecipanti": la festosa processione d'insediamento nelle arcipreture, cui prendono parte anche il vescovo e il civico governo al completo, è seguita da “ moltissimo Popolo, che andava sparando per li vichi molte botte, oltre le batterie di cinque mile e tre mile botte avante le rispettive Chiese ”.

 Anche in questo caso si scrive di queste esplosioni come di elemento nient'affatto eccezionale, del tutto consueto, e si deduce anche che il loro incendio durante i sacri cortei è cosa comune, in uso da lungo tempo; s'accenna inoltre alla distinzione (allora certamente abituale) tra batterie da cinquemila e batterie da tremila botti, di durata evidentemente diversa, e ciò significa che la produzione di questi artifici è già, a metà del Settecento, piuttosto elaborata, e non semplice e rudimentale.

Col tempo le batterie sono diventate sempre più l'insostituibile colonna sonora delle feste sanseveresi (e, in particolare, della festa patronale), un galvanizzante concerto di fuoco che, dalla prima metà del Novecento, si è arricchito di un ulteriore e precipuo elemento spettacolare: è all'incirca un secolo, infatti, che durante l'incendio delle batterie un numero sempre maggiore di fujenti corrono appresso il fuoco.

Sfidando le scintille e la carta infocata, inseguiti dalle deflagrazioni sempre più forti e veloci sino al finale, essi danno vita a una spettacolare e adrenalinica corsa collettiva, una dionisiaca fuga dalla morte e dal dolore che, nel rullo ancestrale degli scoppi e sotto lo sguardo dei santi patroni e protettori, è tutta un inno alla più autentica gioia di vivere.

 

Nella seconda metà del Novecento, in più di un'occasione si è tentato, da parte sia dell'autorità civile sia di quella religiosa, di cancellare la tradizione della batterie o, quantomeno, di ridurne la potenza.

Superate a furor di popolo le emergenze del 1968, del 1986, del 1989 e del 1990, nel 2002 il locale commissariato di Polizia intese applicare con estrema durezza una circolare ministeriale sulla sicurezza pubblicata il 22 gennaio 2001.

La protesta non si fece attendere, e la domenica della festa patronale un gruppo di cittadini insorse bloccando la processione e costringendola a un indecoroso rientro anticipato.

In quell'occasione venne aggredito verbalmente l'allora Vescovo di San Severo.

 

Un comitato si fece dunque carico di salvare la tradizione, ottenendo apposita delibera dalla Commissione consultiva centrale del Ministero dell'Interno (11/03E del 29 aprile 2003), che diede parere favorevole alla "non" classificazione delle batterie sanseveresi tra i manufatti esplodenti, definendole "serie di colpetti a salve per impiego da strada tipica di San Severo" (ovvero "colpetti a salve alla sanseverese").